“…questo concerto rappresenta per me un passaggio di vita”. Intervista ad Armando Polito studente laureando corso Bachelor of Arts in Performance. Presentazione del progetto innedito Deltanabla

spaizoe1) Parlaci un po’ di te, chi è Armando Polito

Armando Polito è una confluenza di personalità, proprio come nel video promo del concerto in cui si vedono nove “Me”. Vocal performer, attore, musicista, song writer, docente di tecnica vocale e, ultimo ma non meno importante, beat boxer. Un insieme di “perturbazioni” da cui emerge una storia, una serie di racconti che sono esattamente quelli che ascolterete nel corso del mio concerto.
Armando Polito proviene da un paese campano (Sessa Aurunca) caratterizzato dall’immobilità sociale, comportamentale, ideologica e culturale tipica del panorama della “provincia”. Un environment difficile, in cui è quasi naturale perdersi nella trappola dell’alienazione e della fuga dalla realtà, specie in età adolescenziale. E’ pressappoco quello che è successo a me, con l’unica fortuna di avere il sogno e l’idea della musica da rincorrere. Questa condizione di “inseguimento”, di continua scommessa, mi ha spinto sin dall’età di 14 anni a scrivere canzoni. Una ripetizione spasmodica del gesto creativo nell’intento di poter dire tutto quello che non mi riusciva esprimere nella vita quotidiana. E’ proprio questa vicenda che mi ha permesso di sviluppare l’attitudine alla scrittura delle song. E’ partendo da qui che ho cominciato, partecipando ai contest nazionali, tra cui il Tour Musci Fest, Sain Vincent,  Summer Giovani e il Premio Mia Martini. Mi ricordo che durante l’università (allora ingegneria informatica) saltavo intere sessioni d’esame per andare ad esibirmi davanti ad una giuria con il brano inedito che avevo scritto magari il mese prima. E con il passare del tempo sono nate una serie di esigenze più ampie: la necessità di avere uno strumento vocale performante sia in sessione live che in studio, conoscere la musica e saper suonare il pianoforte, avere cognizione di cosa significa usare il proprio corpo in modalità pro-musica e all’interno di uno spazio scenico, saper interagire con un gruppo di musicisti, saper scrivere e registrare i propri arrangiamenti. Attraverso l’incontro con i miei principali maestri (Loredana Lubrano e Valerio Silvestro), tali esigenze si sono concretizzate nello sviluppo di nuove capacità. Ed eccomi qui a scriverti questa intervista alla vigilia del concerto di presentazione del mio disco. Insomma… io riassumo sempre questo viaggio dicendo che “All’inizio volevo semplicemente fare il cantautore” 😀

2) Quali sono stati in momenti più importanti nella tua vita che ti hanno fatto capire che la musica era la tua strada.

Ne ricordo principalmente uno.
Avevo circa 28 anni (ora ne ho 38). Avevo perso mia madre da poco più di un mese, stroncata da un tumore al polmone. Ero rimasto con mio padre e mia nonna di 93 anni che decidemmo di accudire fino alla fine. In quel periodo la mia seconda famiglia è stata la garage band con cui preparavamo cover per andare a suonare nei locali. Il giorno successivo al lutto di mia madre io ero in sala prove a suonare. E’ stato in quel periodo che i ragazzi della band mi chiesero di suonare i miei brani inediti. Ne avevo diversi per mettere su una demo sostanziosa. Sentii la musica scritta da me prendere vita attraverso quattro persone… fu una folgorazione. Decisi che non avrei mai più cambiato strada, che non mi sarei mai più voltato le spalle. Niente alternative, niente “piano B”.

3) Come nasce il progetto Deltanabla, e perchè questo nome

All’età di 20 anni avevo la psicosi del successo. Mi vedevo costantemente a San Siro con 10 mila persone davanti. Poi per fortuna cominci a crescere, cominci a capire che la vita è la vita e il mondo che costruisci nelle tue canzoni è immortalato per sempre e tale resta. Cominci a capire che il mercato discografico e la musica sono spesso universi lontani ed estranei l’uno all’altro. Il progetto Deltanabla nasce da questa crescita. Conserva dal passato la voglia di portare i miei brani, le mie storie, nella vita degli altri, ma con il rinnovato desiderio di “evocare” in chi mi ascolta. In questa evocazione è possibile trovare un contatto umano allargato. Quindi la possibilità di condividere un pezzo di vita assieme, anche breve, non importa, purché “vero”…. Si spera.

Per quanto riguarda il nome d’arte è una storia da telenovela :). All’inizio Deltanabla lo scelsi perché richiama la dualità di due elementi grafici: la lettera delta maiuscola (che è un triangolo con la punta rivolta verso l’alto) e la lettera nabla maiuscola (che è un triangolo con la punta rivolta verso il basso). Graficamente stilizzate nel mio logo, mi richiamavano una doppia natura alla quale mi sento legato da sempre. Timido ma anche sfrontato, dolce ma anche aggressivo, amante del pensiero laterale ma anche capace di perdermi in un bicchier d’acqua. Insomma Deltanabla mi sembrava rappresentare due elementi contrapposti di cui è difficile riconoscere i contorni che li delimitano. Appunto come quando ti guardi allo specchio e hai la netta sensazione che l’unica certezza che hai è quella di non conoscerti affatto. Spesso ho pensato di cambiarlo perché troppo complicato. Poi, durante un contest nazionale per voci emergenti, conobbi una cantante con cui instaurai in breve tempo un’amicizia profonda. Talmente profonda che, a Natale di quell’anno, lei decise di farmi un regalo davvero speciale. Mi comprò una stella battezzandola con il mio nome d’arte (le coordinate celesti per trovarla sono RA: 10h46m54.17s   DE: +46•28’46.24” ). E’ una cosa diffusa da diversi anni. Puoi collegarti al sito del registro internazionale delle costellazioni e comprare una stella dandole il nome che preferisci. Oggi la mia stella si chiama proprio “Deltanabla”. Capirai che da quel momento ho deciso di mantenere il mio nome d’arte.

4) Cosa ci dobbiamo aspettare dal concerto di sabato 23 aprile

Come ho spesso ripetuto questo concerto rappresenta per me un passaggio di vita. Suonerò i brani del mio disco. Sono dieci tracce in cui ho raccolto le cose più belle che ho scritto. 15 anni di vita condensati in un live. Ma non solo. Suoneremo anche altri 6 brani inediti da me scritti nell’ultimo anno, che preannunciano la genesi di un disco successivo. 16 brani inediti in italiano contaminati da musica rock, funk, elettronica, etnica. Un racconto di vita che ha come tema centrale la ricerca infinita dell’amore. Una ricerca spesso eterea ed ignota verso l’idea della felicità.

Sarò accompagnato da musicisti di grande rispetto. Sono insegnanti e allievi della Jam Academy di Lucca.

– Voce principale : Armando Polito (in arte Deltanabla)
– Batteria : Riccardo Giubilo
– Basso : Alessandro Sebastiani
– Tastiere : Daniele Addabbo
– Chitarre : Emmanuele Modestino, Giacomo Dell’Immagine
– Cori : Matilde Vannozzi, Valentina Fabbiani, Gaia Della Santa

Le due cornici di questo viaggio saranno il Patatrack, dove suoneremo Sabato 23 Aprile, ed il Pianeta Melos, dove suoneremo Domenica 24 Aprile.

Il Patatrack (via G.puccini 594 Porcari) è un locale piccolo, accogliente e ben attrezzato per il live, dotato di un piccolo palco con americana, fari colorati, impianto e spie. Sarà una serata intima con il taglio del live in un locale di qualità.

ll Pianeta Melos (Via dei Macelli 11 Pistoia) sarà una situazione completamente diversa. Acustica impeccabile, dimensioni più ampie, palco all’italiana e taglio luci ricco di effettistiche. Al pianeta Melos la serata prenderà il taglio tipico di un concerto live. Una vera e propria festa dei sensi.

Io dico che da questo concerto potete aspettarvi il piacere di provare a sognare assieme a noi.

5) Cosa ti senti di suggerire a coloro che volessero intraprendere la strada della professione del musicista

E’ una strada in salita, in cui se ti fermi e scegli di non evolverti, inverosimilmente regredisci. Il musicista moderno è un vero e proprio accumulatore di capacità, che non si stanca mai di ampliare il proprio raggio d’azione. In un ottica così diventa normale nel tempo imparare a suonare più di uno strumento, integrando tutto il proprio bagaglio. Questo non toglie identità al musicista ma, al contrario, ne arricchisce le possibilità espressive. E’ come dipingere con un astuccio di tre colori o con un astuccio di 32. Fa una grande differenza nelle possibilità di scelta. Quindi se decidi di intraprendere la strada della professione del musicista ti consiglio di abbandonare nel breve tempo possibile l’idea di essere speciale o di avere una ricetta personale che ti consente di fare musica. Fuori dai confini dell’Italia ci sono musicisti eccezionali, preparatissimi, competitivi, musicalmente sensibili. L’unico modo per mettersi al pari con questi standard è allenarsi per tutta la vita, affinando costantemente le proprie capacità, imparando a riconoscere e scegliere sempre il bello, anche nello studio. Questo tipo di disciplina sistematica, unito ad una forte motivazione, può essere un potente mezzo per crescere costantemente, e accumulare crescita significa trasformarsi in un professionista.

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