Lorenzo Sansoni – Cantando la Voce “L’improvvisazione vocale è un’arte universale, priva di vincoli, alla quale tutti possono accedere”

10440945_753023594740835_1694075247007420443_nA soli 12 anni Lorenzo Sansoni, grazie all’incontro con Oskar Boldre (vocalist, poli-strumentista, compositore, arrangiatore, direttore di coro) si avvicina all’approccio della voce intesa “come strumento” e al mondo dell’improvvisazione vocale, nonché alla vocal-percussion e alla tecnica del canto difonico. Oskar Boldre è il suo primo grande maestro e punto di riferimento.

Qui di seguito l’intervista a Lorenzo.

1) Raccontaci un po’ di te. Qual è la tua storia musicale?

Senza dubbio il germe musicale mi è stato trasmesso da mia madre, ex cantante professionista. Lei mi ha fatto scoprire le grandi voci internazionali (Mina, Sinatra, Dionne Warwick, Whitney Houston ). La musica, l’ascolto e il canto sono stati dunque elementi predominanti durante la mia infanzia. Tuttavia il primo approccio accademico, all’età di 8 anni, fu alquanto traumatico. Dopo un bellissimo corso di propedeutica musicale, speso a provare e a giocare con gli strumenti, scelsi il violino. Bastarono poche lezioni prova di violino in Conservatorio, passate senza mai toccare lo strumento, a convincermi che il violino non era il mio strumento o forse non era ancora il momento.

Preferivo di gran lunga spendere quel tempo a giocare con gli amici all’aperto..ahah. Sempre in quegli anni mi dilettavo a cantare nel coro della polifonica lucchese ma l’avventura finì presto, troppo timido. Ma non avevo aspettative, cantavo per me, per il semplice gusto di farlo.
Negli anni successivi, grazie a Oskar Boldre, scopro lo strumento Voce e l’improvvisazione vocale. L’adolescenza la passo tra esperimenti vocali casalinghi con sovraincisioni e loopstation, primi gruppi musicali e prime conduzioni di laboratori. Dopo il liceo passo due anni a consolidare le basi di tecnica vocale, canto lirico, solfeggio e teoria musicale. Dopodiché l’ammissione in canto jazz al Conservatorio di Bologna e il conseguimento della laurea di primo livello lo scorso anno. Attualmente sto frequentando il biennio di canto jazz a Bologna sotto la guida di Diana Torto. Definirmi un cantante jazz? Non lo so.. Sicuramente il jazz sta avendo un’importanza centrale nel mio percorso. Lo studio dell’armonia, dell’improvvisazione e composizione nel linguaggio jazz mi affascina molto ma allo stesso tempo non mi piacciono le etichette. Mi piace osare, mettermi alla prova e mettere alla prova la mia voce, a prescindere dagli stili e linguaggi. Se proprio devo definirmi forse userei il termine di “ricercatore” ahah. Mi piace giocare con le forme musicali, i generi e gli stili, mescolarsi e modellarli sulla mia voce e in base al mio gusto. È jazz? Può darsi..;)
Di fatto lo studio e la ricerca di idee e formule sempre nuove sono parte integrante del mio percorso.

2) Com’è nata la passione per il canto, in particolare esiste un evento nella tua vita che ti ha fatto decidere di percorrere la strada lunga e tortuosa della professione di musicista ?

Sicuramente l’incontro all’età di 11 anni con Oskar Boldre (vocalist, polistrumentista, direttore di coro, improvvisatore vocale) ha rappresentato una svolta fondamentale nel mio percorso. Prima pensavo che i cantanti fossero solo quelli che vedevo in televisione a Sanremo ma grazie a lui realizzo che la voce è un vero e proprio strumento, il primo strumento, che può inglobare tutti gli altri. E così un bel giorno ricevo da lui un disco, il titolo è “The Voice” , l’autore Bobby Mcferrin. Apriti cielo.. aahah! E dopo di lui Demetrio Stratos, Nusrat Fateh Ali Khan, Christian Zehnder per arrivare a Ella Fitzgerald, Al Jarreau e tanti altri pionieri della vocalità, jazz e non. Inizia così uno studio metodico, direi quasi ossessivo, sulle possibilità timbriche, espressive e muscolari della voce. Di sicuro in quel periodo prese forza in me la convinzione di approfondire la materia vocale e musicale affiancando la ricerca ad uno studio accademico che potesse darmi le risposte che non potevo trovare solo con l’ausilio dell’orecchio. Al di sopra di tutto c’è senz’altro il piacere di condividere con gli altri l’atto creativo del far musica, esperienza che ogni volta mi gratifica e mi incoraggia.. e si va avanti.

3) Tra tutti gli strumenti la voce è sicuramente quello più soggetto allo stato d’animo della persona nel momento dell’esecuzione. Come riesci a controllare la “paura” , l’emozione del cantare davanti ad un pubblico?

Cantare con gli altri e per gli altri è sempre una sfida. C’è spesso il rischio, sbagliato, di sentirsi inadeguati. Io sono riuscito a vincere gradualmente le mie paure da quando ho iniziato a partecipare agli workshop di Oskar Boldre, che approfitto ancora di nominare e ringraziare. Cantare con gli altri ti porta, in un modo o nell’altro, a trovare dei rimedi per vincere i blocchi indotti dalla timidezza o da quel senso di inadeguatezza che accennavo prima. Tutte le volte che mi trovo a cantare su un palco difronte ad un pubblico cerco di convertire le paure in opportunità. La possibilità di condividere e trasmettere le proprie emozioni ad un pubblico è un grande regalo che si riceve e si dona allo stesso tempo. Come riesco a gestire queste emozioni? Cerco di essere me stesso, nel modo più spontaneo possibile. E sicuramente la preparazione, lo studio e tanta gavetta sono altri strumenti che ritengo fondamentali o quanto meno utili per imparare a gestire le proprie paure e ansie da prestazione.

4) Sabato 21 marzo terrai presso la Jam Academy di Lucca un workshop intitolato “Cantando La Voce” . Mi piacerebbe sapere perchè questo nome e cosa dobbiamo aspettarci dalla clinic ?

Il titolo è un chiaro omaggio al disco del ’78 Cantare la voce di Demetrio Stratos ma anche una personale reinterpretazione del metodo GiocandoLaVoce di Oskar Boldre. Uno degli obiettivi della clinic è sicuramente quello di lasciare un bagaglio nuovo ai partecipanti. E parlo di un bagaglio pratico e utile da poter utilizzare durante un concerto o nello studio a casa. Come riprodurre con la voce il suono di un rullante o di una tabla, o il fraseggio di un basso fretless o di una tromba sordinata..? per arrivare a costituire vere e proprie band vocali che serviranno da sostegno all’improvvisazione. Come improvvisare su dei pattern creati sul momento e come inserire l’improvvisazione vocale nei vari linguaggi musicali (jazz, blues, pop, world music..)..? fino ad arrivare alla creazione e conduzione di una vera orchestra vocale improvvisata! Una giornata all’insegna della condivisione e del piacere di cantare insieme. Per il resto…JAM!! 😉

5) Infine, cosa senti di poter suggerire a coloro che nutrono il desiderio di costruire una professione come cantante ?

nonostante tutto…è il lavoro più bello del mondo!

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