Matteo Cammisa – Cajon “…ho iniziato a suonarlo e me ne sono innamorato…”

10929024_442886959193821_8344397835865672241_n1) Raccontaci un po’ di te. Qual è la tua storia musicale?

Ho iniziato musica a 11 anni iscrivendomi di nascosto a un corso di pianoforte. Non sapevo se i miei avrebbero approvato così ho aggirato l’ostacolo facendolo di nascosto; poi è arrivato il momento di pagare e ho dovuto dirglielo. Dopo un po’ di anni, prima liceo più o meno, vengo a sapere che un amico sta tirando su una band e che non riesce a trovare il batterista. «Posso provare?» chiesi e la risposta fu «Ma la batteria l’hai mai suonata?» io risposi di no ovviamente e che non avevo idea di come si suonasse ma se per loro andava bene ci avrei provato. Comprai il primo paio di bacchette e un libro sulla batteria. Appena potevo andavo nella sala prove del liceo e provavo e riprovavo a leggere i ritmi e ricreare i suoni che sentivo nei cd. Poi non ho più smesso. I miei mi hanno regalato la mia prima batteria e ho iniziato a prendere lezioni fino a studiare con Tullio De Piscopo a Milano.


2) Com’è nata la passione per le percussioni, in particolare esiste un evento nella tua vita che ti ha fatto decidere di percorrere la strada lunga e tortuosa della professione di musicista ?

Quando ho capito che si beccava di più! Scherzi a parte, diciamo che ho scelto di intraprendere la carriera al secondo anno di architettura (eh sì anch’io mi sono iscritto all’università…). Avevo una media alta ma non ce la facevo più. Mi alzavo alle sei per andare a Firenze e quando tornavo alle otto la sera mangiavo al volo e poi suonavo fino a tardi; durante le lezioni senza farmi vedere ascoltavo brani da studiare, tiravo giù le strutture e al ritorno in treno mentre gli altri aprivano le riviste di architettura facevo gli studi di tecnica sul sedile! Un giorno mi sono detto «se devo sacrificarmi così meglio farlo solo in una direzione» ho fatto l’audizione al conservatorio di Lucca, mi hanno preso e da lì è iniziata, forse sarebbe meglio dire continuata, la mia storia musicale.

2) Tra tutte le percussioni il Cajon probabilmente è lo strumento musicalmente più versatile e ad oggi molti lo utilizzano sia nel jazz che nel pop/rock. Come ti sei avvicinato al Cajon visto che hai un passato di studi classici

La causa principale è stata Lorenzo Vignando! Lorenzo, in arte Ukulollo, mi ha chiamato per registrare il vibrafono e il bongocajon nel suo album “Devotion” . Qualche mese dopo è arrivata la proposta del tour in America, e siccome in molti brani aveva inserito il cajon era necessario che qualcuno lo suonasse dal vivo. Ho iniziato a suonarlo e me ne sono innamorato! Un anno dopo ho eseguito il primo pezzo nella storia della musica, composto appositamente per l’occasione da Girolamo Deraco, per cajon e piccola orchestra! Adesso esiste pure un cajon che porta la mia firma, Almacajon ha una linea di cajon che si chiama Cammisa! Ovviamente sono bellissimi… eh, eh!

3) Molti musicisti si improvvisano “suonatori di cajon” soprattutto nelle situazioni acustiche dove per gusto o necessita il volume deve essere contenuto. Quali sono gli errori più comuni che si compiono nell’avvicinarsi alla tenica del Cajon?

La principale differenza ad esempio tra un batterista e un percussionista è l’utilizzo delle mani. Chi ha fatto esclusivamente studi di batteria non conosce le potenzialità del palmo e di come si possa combinare con le dita. Un altro problema è che spesso il cajon viene considerato semplicemente un surrogato della batteria e invece basterebbe aprirsi verso una concezione un po’ più ampia per rendersi conto che il cajon è uno strumento a sé stante capace di molteplici suoni e ritmiche molto diverse e distanti da quelle della batteria. Non dimentichiamoci che il cajon è uno strumento di musica tradizionale e ha una storia che va molto indietro nel tempo.

5) Giovedì 26 febbraio terrai presso la Jam Academy di Lucca una lezione aperta di Cajon. Cosa dobbiamo aspettarci e quali sono le tematiche di questo primo appuntamento ?

In questo incontro farò vedere le tecniche fondamentali del cajon che sviluppano la “coscienza della mano” e scopriremo che quest’ultima non è solo una bacchetta ma una tavolozza piena di colori e tra l’altro gratuita (siamo a Lucca è bene dirlo…)! Poi mostrerò diverse varianti e sviluppi dei ritmi tipici eseguiti da chi solitamente si avvicina al cajon, analizzeremo errori comuni, uno fra tutti la postura che spesso porta al maledetto mal di schiena!

6) Tutte le nostre interviste si concludono con un consiglio. Cosa senti di poter suggerire a coloro che nutrono il desiderio di iniziare a suonare il Cajon?

Fatelo e basta, buttatevi. Scoprirete uno strumento meraviglioso! … E poi si becca di più!

 

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