Recensione gruppo: Blacklies

The-Blacklies-KendraSiamo nel 2024, nella città di Atlantis, dove un giovane hacker mette a punto un virus in grado di riprodurre le impronte digitali delle altre persone, in modo da avere accesso a tutti i dati sensibili di chiunque abiti il nostro pianeta, ormai non più protetti da password ma accessibili tramite un click che viene associato all’impronta del proprietario. ‘Kendra’, questo il nome del virus (e della ragazza amata dal protagonista), è stato concepito per migliorare la vita delle persone, togliendo a chi ha di più per dare a chi ha di meno; ma, come in ogni buona storia che si rispetti, la vicenda sfugge al controllo dell’attore principale, con il seguito del copione che vede il virus cadere nelle mani sbagliate.

Questa, in poche righe, è la storia che si sviluppa attorno al concept album ‘Kendra’, secondo disco dei rockers toscani The Blacklies; una trama che al sottoscritto non ha potuto fare a meno di ricordare il folle ‘City’ degli Strapping Young Lad, con la sua tagliente follia magnetica di una città di un lontano futuro che si anima e comincia a respirare in tutta la sua strabordante freddezza. Ad ogni modo, se escludiamo qualche momento di lucida follia, ed il riff dell’ottima e rabbiosa ‘Scarlet’ (in grado di richiamare da vicino la malattia di ‘All hail the new flesh’), i paragoni con la band dell’eclettico Devin Townsend si fermano qui; sin da ‘Upon my skin’, infatti, notiamo sì  sonorità di stampo futuristico, ma di impronta senza dubbio più calda e melodica rispetto a quella impressa nei solchi dei dischi della band canadese. La follia delle macchine, infatti, lascia qui il posto alla follia della globalizzazione tecnologica, pilotata da uomini con dubbi, speranze e paure.

 

I  Blacklies ci trasportano nel loro mondo esprimendo questi sentimenti in maniera sempre efficace e stando perfettamente in bilico tra pezzi  caldi e melodici (avvicinandosi, di tanto in tanto, ai Muse – anche grazie alla prestazione vocale di Thomas – ed agli U2, come accade in ‘Higher’) e brani più freddi e ‘calcolatori’, come l’ottimo synthpop di ‘Atlantis’, dove la band tocca sonorità care ai Depeche Mode. Menzione d’obbligo anche per ‘Redrum’ (un omaggio a ‘Shining’?) e ‘Photograph’, il brano più melodico dell’album, che sulle sue dolci noti chiude un disco ben prodotto in tutte le sue parti (ricordiamo ancora che stiamo parlando di un concept!), nonché confezionato da una band che presenta già una personalità musicale ben definita e che potrà sicuramente far parlare di sé nel prossimo futuro.

Info:

http://www.theblacklies.com

Tracklist:

1.K
2.Upon my skin
3.Higher
4.Show me the way
5.He was driving fast
6.Atlantis
7.Khaos
8.Scarlet
9.Redrum
10.Duel
11.It’s time to make a change
12.Photograph

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