Scuole di musica in Italia. Problematiche IVA e retribuzione degli insegnanti

Associazione Culturale e problematiche IVA
Da una attenta analisi del settore risulta che la formula maggiormente adottata per costituire una scuola di musica è l’associazione culturale, spesso costituita tra gli allievi stessi o le loro famiglie. Altresì risulta che si dia per scontato che questa sia la “formula giusta”, e forse così è, considerando che la scarsa redditività di questa attività non consente di sostenere tasse e incombenze,  come nelle ordinarie attività d’impresa. Ma spesso (per non dire “quasi sempre”) si sottovalutano i rischi che si corrono se la scuola viene gestita con poca attenzione alle regole sull’associazionismo.
Infatti, vero è che le associazioni POSSONO esercitare attività d’impresa, ma altresì vero è che la attività d’impresa non può essere prioritaria.

Vero è che le rette, allorché versate come “quote di sostegno” ai corsi musicali, sono esenti da IVA, ma altrettanto vero è che, se la forma associativa assume palesemente una forma di copertura, se l’allievo frequenta la SCUOLA senza avere sufficiente consapevolezza della qualifica di socio, se gli viene fatto una iscrizione come fosse un contratto, se non viene coinvolto nella VITA ASSOCIATIVA (che non può essere solo l’attività didattica), se neanche sa che a monte della associazione c’è un consiglio direttivo, una assemblea, dei bilanci da approvare etc., IN CASO DI VERIFICHE da parte delle amministrazioni fiscali s’incorre nel serio rischio che all’associazione venga d’ufficio riconosciuta la qualifica di IMPRESA a tutti gli effetti, con la conseguenza di dover pagare l’IVA su tutte le rette di cui ci sono tracce (ricevute, registri, etc) o anche solo la presunzione dell’incasso (è già accaduto). E questo per gli ultimi cinque anni, con sanzioni etc. E CHI RISPONDE IN PRIMIS E’ IL LEGALE RAPPRESENTANTE.

Come restribuire gli insegnati di musica?
Ulteriore problema economico è l’assolvimento dei doveri contributivi (INPS) per gli insegnanti, ancorché soci essi stessi.

Qui entra in gioco la scarsa produttività delle lezioni di musica:
Si stima che per una ora di lezione l’allievo paghi tra i 15 e i 25 euro – a seconda del territorio – usufruendo, nella maggior parte dei casi, di una lezione individuale. A meno che la scuola non goda di congrue sovvenzioni, da questa modesta cifra (che poi modesta non è per le famiglie) bisogna detrarre una quota tra il 30 e il 50 % per l’affitto della sede, utenze, ammortamenti, imprevisti, etc., e c’è anche anche da accantonare dei fondi per il periodo estivo in cui la scuola è chiusa. Se si toglie il 27 % e rotti di INPS… cosa resta per l’insegnante stesso?
Non c’è soluzione se non eludere in qualche modo tasse e contributi. E’ mortificante!
Si rileva che molti applicano l’area no-tax ai sensi degli art. 67 e 69 (T.U. imposte dirette, lettera m).  E’ una procedura fortemente a rischio, giacché l’esenzione riguarda solo ed esclusivamente “i direttori artistici e i collaboratori tecnici di bande, corali e filodrammatiche” non gli insegnanti di strumento. A parte altre limitazioni che per brevità non sono qui riportate.

fonte SOS MUSICISTI – clicca qui

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...