Lo studio della chitarra: Quanto, Quando e Dove ? Parte II

a cura di Lorenzo Mirani

Eccomi di nuovo qui per parlarvi di come affrontare correttamente le vostre sessioni di studio per sfruttare al meglio il vostro tempo e cercare di centrare i vostri obiettivi il prima possibile!! Se nel primo articolo avevamo parlato di come affrontare l’apprendimento in maniera preliminare, oggi passeremo ai fatti: terminata la fase di organizzazione, adesso vi suggerirò infatti alcuni trucchetti per rendere al meglio durante la fase di studio di tutti i giorni.

Come affronteremo, dunque, tutto quello che abbiamo da imparare, giorno dopo giorno, per raggiungere i nostri scopi?

La prima cosa da sapere è questa: è bene porsi degli obiettivi specifici da raggiungere, dividendoli in due categorie: obiettivi a breve termine ed obiettivi a lungo termine, dove i primi sono traguardi da raggiungere in un periodo che va da una settimana ad un mese, ed i secondi dai 4-6 mesi in su. Chiariamo immediatamente tutto con un esempio. Per un chitarrista alle prime armi un obiettivo a breve termine realistico potrebbe essere imparare a memoria, senza confondersi, tutte e cinque le posizioni della scala pentatonica in una determinata tonalità, e saperle eseguire; scopo che, a seconda dell’impegno profuso nello studio, si può ottenere in un lasso di tempo che va da pochi giorni a qualche settimana di tempo. L’obiettivo a lungo termine legato a quest’ultimo, da conseguire dopo qualche mese, potrebbe essere invece l’imparare ad usare le scale pentatoniche in una tonalità per improvvisare con una minima efficacia, su un giro armonico semplice con pochi accordi: obiettivo che richiede, oltre allo studio del manico, anche quello dell’improvvisazione, della padronanza ritmica, del timing, e di un po’ di armonia di base.

Perché fare tutto questo? Darsi degli obiettivi ragionevoli significa sottoporsi ad una pressione moderata e ‘sana’, che può agire come molla motivazionale importantissima per farci raggiungere i nostri traguardi. Se non riuscite a fare tutto questo da soli (è facilissimo cadere nell’apatia!) il mio consiglio è di rivolgersi ad un buon maestro. Attenzione, ho detto un buon maestro, non un buon musicista: soprattutto se siete alle prime armi, è bene assicurarsi che il vostro insegnante sia un didatta eccellente, piuttosto che un artista particolarmente brillante.Una persona che mastica didattica come il proprio pane quotidiano, saprà infatti indirizzarvi al meglio su un percorso di questo tipo.

In merito all’organizzazione degli obiettivi, ricordiamo sempre che lo studio dev’essere organizzato in maniera sequenziale e non casuale: ogni cosa ne deve presupporre un’altra. Non mettetevi a studiare le scale esatonali o diminuite se non conoscete ancora le 5 posizioni delle pentatoniche!

Il trucco è cercare di portare avanti parallelamente ogni argomento, senza che si corra troppo o che una materia ne prevarichi un’altra (non serve a niente saper analizzare in pochi secondi un brano jazz con sostituzioni e cambi di tonalità in ogni battuta se non si riesce ad accompagnare a tempo un semplice brano pop/rock!). Ricordatevi anche che tutto questo va imparato per piccoli passi: come già ho ricordato nel precedente articolo, non sottoponete la vostra mente a sforzi eccessivi, ma sforzatevi di aggiungere pezzo per pezzo, come in un puzzle, qualcosa di nuovo nel vostro studio e nel vostro playing di settimana in settimana. Più avanti riuscirete a mettere tutto assieme!

Molto importante (tanto più se si è particolarmente distratti!), per organizzare il materiale che si ha a disposizione e tenere sempre di mira i propri obiettivi, è la stesura di una vera e propria tabella di studio organizzata per argomenti e tempistiche e che stabilirà, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana e mese dopo mese, i gradini da seguire per arrivare ai nostri scopi. Anche in questo caso, dobbiamo imparare a conoscerci: se studiamo da poco tempo, non possiamo essere certi di sapere quali discipline ci richiederanno più tempo di apprendimento. A seconda dell’influenza che la nostra cultura, la nostra famiglia e la nostra nicchia nella società hanno esercitato, delle aree del nostro cervello che sono più o meno sviluppate, e delle nostre preferenze, saremo inevitabilmente più portati per una cosa rispetto ad un’altra.

Il consiglio che vi posso dare è questo: dividiamo inizialmente la nostra tabella di studio in un tempo uguale per tutte le discipline! Quando poi scopriremo gli ambiti (o l’argomento specifico!) in cui saremo più deboli e più forti, potremo, per equilibrare il tutto, aumentare il tempo dedicato ai primi e diminuire il tempo dedicato ai secondi. Al di là di questo, è comunque bene sapere che sviluppare due cose in egual misura potrebbe richiedere (e anzi, in certi casi è proprio così!) tempi molto diversi. Se abbiamo pretese da guitar heroes, è bene sapere che per diventare sufficientemente veloci e tecnici, dovremmo dedicare alla tecnica pura ed alla tecnica applicata (ritmiche e soli suonati correttamente a ripetizione) almeno 4-5 ore al giorno, concentrati, per qualche anno. Lo stesso tempo giornaliero dedicato allo studio dell’armonia ci può invece permettere di essere in grado di analizzare correttamene progressioni jazz piuttosto complicate, partendo da zero, nel giro di 6 mesi o poco più!!!

A seconda degli obiettivi che vi ponete, state dunque attenti a razionalizzare il tempo che ci spendete. E’ impossibile diventare i nuovi Steve Vai studiando un’ora o due al giorno! Ma quali discipline dovremmo mettere nella nostra tabella di studio, per cercare di non trascurare nulla ed essere degli aspiranti musicisti completi?

Possiamo dividere grossomodo questa tabella in questi macro-argomenti:

  • riscaldamento/tecnica pura,
  • tecnica applicata (ritmiche e soli),
  • teoria/ascolto,
  • improvvisazione/jamming

Ognuna di queste quattro grandi aree presenta tutta una serie di sotto-aree attraverso le quali possiamo organizzare la nostra tabella in maniera consecutiva (ad esempio la terza area si suddivide in teoria, armonia, analisi, ear training, arrangiamento e parte della composizione, ed a loro volta tutte queste discipline si organizzano per argomenti), ed ognuna è dedicata a sviluppare un ambito specifico del nostro playing coinvolgendo un’area diversa del nostro cervello.

La prima ci permette di entrare in confidenza con lo strumento e di affinare la tecnica (specie quella meccanica) ed il timing, la seconda aggiunge a questi due elementi la musicalità, la terza sviluppa la consapevolezza, e la quarta, che rappresenta il lato più artistico e ‘libero’ dello studio, la creatività.

L’obiettivo ideale sarebbe quello di portare avanti di pari passo ognuna di queste discipline, cercando di porsi un obiettivo a lungo termine che riguardi uno solo dei loro argomenti o sotto-aree. Ad esempio, potremo dedicare un anno di studio a conseguire le meccaniche di movimento su scale maggiori e pentatoniche ed accordi triadici, a studiare ritmiche pop/rock e semplici soli, a sviluppare la teoria di base e ad improvvisare sulle pentatoniche, per poi passare all’anno dopo a studiare esercizi di meccanica più avanzati, le tecniche ritmiche e solistiche rock, la teoria modale e jazz e aggiungere all’improvvisazione le scale maggiori e modali.

Ricordate, ancora una volta, di fare tutto questo con cognizione di causa, e di dividere i tempi di studio in maniera razionale, adattandoli alle vostre abilità specifiche!!! E non dimenticatevi di lasciare sempre un minimo di tempo al ‘gioco’: lo studio è importantissimo, e richiede tantissima disciplina, e proprio per questo dobbiamo lasciare parte del nostro tempo ad un rapporto più libero e spensierato con lo strumento: gran parte di quello che si trova nella quarta area di discipline è dedicato proprio a questo!

Un’ultima cosa fondamentale che mi preme sottolineare, e senza la quale è difficile ottenere miglioramenti apprezzabili, è la capacità di riconoscere le difficoltà, saperle isolare ed infine risolvere. Cosa significa tutto questo? E’ presto detto. Immaginiamo di avere a che fare con un solo di media difficoltà, che siamo riusciti ad imparare senza eccessivi patemi, fatta eccezione per i pochi secondi in cui il nostro amato chitarrista si cimenta in un’esecuzione veloce e precisa in sestine a 140 bpm, solo per dimostrarci che lui è il più ganzo di tutti e per farci impazzire. Niente panico! Quello che dobbiamo fare è armarci di pazienza, prendere quei pochi secondi, lasciando da parte il resto del solo che sappiamo già eseguire correttamente, mettere il nostro amato metronomo a 40 bpm e… suonare, suonare, suonare!!! Ci vorranno giorni, settimane o mesi, a seconda del nostro livello, ma pian piano, se ne siamo all’altezza, riusciremo a portare quello specifico lick ad un’esecuzione pari al resto del solo, integrandolo in esso e completando così il nostro lavoro! Et voilà! Così facendo avremo risparmiato una marea di tempo rispetto all’esecuzione ripetuta infinite volte di tutto il solo, e avremo raggiunto il nostro obiettivo!

Ricordate però che ognuno di noi ha difficoltà diverse. L’esempio che ho portato è semplice ed esemplificativo per tutti, ma molti di noi potrebbero avere difficoltà enormi sul tempo, sullo studio della teoria, gravi carenze in materia di improvvisazione, incapacità a leggere, etc. Non dimenticate MAI che è fondamentale imparare a conoscersi per capire quali sono gli ambiti in cui abbiamo difficoltà e cercare di risolvere i nostri problemi: e nessuno più di noi, se ha una piena e chiara consapevolezza delle proprie mancanze, sarà in grado di inventare esercizi ad hoc per superare questi ostici scalini che ci impediscono di migliorare! Chiudo tutto quel che ho scritto chiosando con un famoso detto: la potenza è nulla senza controllo!

Nello studio serve tanta pazienza, e ancor più tanta disciplina, per arrivare a risultati concreti. Cercate di non dimenticarlo mai, anche se studiate solamente pochi minuti al giorno!

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