Il chitarrista low-cost: guida al minimo indispensabile per suonare live

Uno dei problemi più spinosi da risolvere, per un musicista, riguarda il rapporto conflittuale con la musica live: dobbiamo essere in grado di presentare uno spettacolo di discreta fattura che sia interessante, di buona qualità, curato nei dettagli, e dobbiamo far fronte a tutte le spese che queste cose comportano, avendo a nostra disposizione, nel migliore dei casi, un misero cachet da poche decine di euro. Con quest’articolo vorrei dunque presentare una piccola ‘guida’ al risparmio, indicando il set-up minimo del chitarrista per una resa efficiente in sede live, senza dover utilizzare inutili e superflui (e spesso costosi!) accessori.

La prima cosa che voglio sottolineare è che in questo articolo non parlerò di amplificatori, chitarre, effetti a pedale, rack e così via. Non si può indicare un budget minimo riguardo a queste cose per il semplice fatto che, se date in mano ad un chitarrista fenomenale un amplificatore e una chitarra da pochi euro acquistati nel negozio sotto casa, troverà sicuramente il modo di farli suonare bene. Viceversa, un chitarrista mediocre non diventerà più bravo con una testata da 5000 euro e una Les Paul edizione superlimited anni ’60: queste cose non lo aiuteranno ad intonare meglio i bending, ad improvvisare con più gusto, ad avere una tecnica sopraffina ed a gestire il timing. Qui il budget minimo è semplicemente quello che vi consente di avere una strumentazione adatta a quello che la musica che suonate richiede. Per esempio, se avete una tribute band a Pink Floyd, U2 o Police, è chiaramente difficile fare a meno di qualche effetto nel vostro set-up: ma se avete una cover band più generica, a seconda del genere che suonate, potrebbero bastare un discreto amplificatore, una buona chitarra e… le vostre mani!

Detto questo, proviamo a vedere quanto ci costa tutto ciò che non viene fatto rientrare nella categoria ‘strumentazione’ propriamente detta, ma è un accessorio imprescindibile per suonare dal vivo senza problemi di sorta. Cominciamo dai CAVI, dividendoli in tre categorie: cavi di segnale, cavi di alimentazione e cavi di potenza. I cavi di segnale sono tutti quelli che permettono al suono di seguire un percorso, non trasportando invece la corrente. Sono di questa specie i jack per chitarra e i cavetti di collegamento tra gli effetti a pedale. I cavi di alimentazione servono per connettere un apparecchio alla rete elettrica e farlo funzionare. I cavi di potenza, per finire, hanno una sezione più ampia e trasportano sia il segnale audio che quello elettrico: è questo il caso dei cavi che collegano la testa degli ampli agli speaker. La domanda a questo punto è: quanti e quali cavi dovremo avere con noi per non trovarci a corto di risorse durante una data dal vivo? Innanzitutto consideriamo che, tra questi, i cavi più importanti e su cui vale la pena spendere qualcosa di più sono i cavi di segnale e i cavi di potenza: questo perché questi sono i cavi che trasportano il suono, e risparmiare su questa tipologia di cavi significherebbe avere una perdita, seppur a volte non rilevante, in termini di qualità. In particolare, il cavo più importante è quello che collega la nostra chitarra alla nostra strumentazione: questo perché parte direttamente dalla fonte del segnale, cioè dall’uscita dei nostri pickup (o quasi), ed è probabilmente il cavo più lungo con cui avremo a che fare sul palco…provate ad immaginarvi 10 metri di cavo scadente come possono deteriorare il suono rispetto a 10 metri di cavo di buona qualità! Dunque è bene assicurarsi che questo cavo sia integro, efficiente, di buona qualità e possibilmente schermato. In commercio esistono cavi di media qualità che costano tra i 20 e i 40 euro, e sono sicuramente adatti allo scopo.Passando ai cavetti per i pedali, essendo più corti il problema è meno rilevante rispetto al cavo della chitarra, ma dovremo considerare che, se abbiamo molti pedali, ad ogni passaggio il segnale si deteriorerà ulteriormente, ed è quindi buona norma dotarsi di cavi di discreta qualità anche in questo caso. Se il vostro set-up a livello di effettistica non è ancora definitivo, potreste prendere in considerazione i George l’s, cavi audio che non si connettono tramite saldatura, ma a semplice incastro, e sono assemblabili in un attimo. Il costo è contenuto (poco più di una decina di euro per due connettori ed un metro di cavo) e la qualità è discreta, rendendoli dei sostituti apprezzabili alle soluzioni classiche; è bene però ricordare che con dei cavi non saldati non possiamo avere la certezza che il segnale sia trasportato al 100% (attenzione all’assemblaggio!), e c’è una maggiore percentuale di rischio sul loro corretto funzionamento. E’ bene dunque usufruirne con cautela e tenerne sempre qualcuno di riserva a portata di mano. Ci serviranno, da ultimo, dei cavi con connettori XLR (cannon-cannon) per collegare i microfoni con cui amplificheremo il nostro amplificatore ed eventualmente (se cantiamo) il microfono per la voce. La buona notizia è che su questi cavi è possibile risparmiare, nel limite del possibile: i connettori XLR infatti sono bilanciati, e questo significa che, avendo un doppio conduttore, saranno molto meno soggetti a degradazione del segnale. Dunque, per questo tipo di cavi, potremo spendere tranquillamente una manciata di euro: solo, assicuriamoci che siano abbastanza resistenti nel caso debbano prendere qualche nostro pestone sul palco! Passando ai cavi di potenza, è bene assicurarsi che anche in questo caso la qualità non venga trascurata. Anche se il percorso sonoro è breve, è molto importante che agli speaker venga trasmessa tutta la pasta della nostra testa, e che questi siano alimentati in maniera corretta. Dei cavi di potenza di buona qualità costano tra i 40 e i 50 euro (ovviamente questo discorso non è necessario se non siete dotati di un testa/cassa). Per quanto riguarda cavi e cavetti d’alimentazione, il consiglio che posso dare è molto semplice: spendiamoci pure quanto vogliamo, questi cavi non trasportano il segnale audio, assicuriamoci solo che alimentino correttamente la nostra strumentazione!!! Concluso il problematico argomento dei cavi, passiamo ad esaminare in rassegna tutti gli altri accessori.

Sempre per rimanere nel campo audio, avremo assolutamente bisogno di un MICROFONO (o due, se faremo anche i cori) per amplificare i nostri speaker e destinarli al mixer che li girerà all’impianto del locale. Qui la cosa diventa molto soggettiva, ma ricordate: a seconda della qualità e della tipologia dei microfoni che usate, il range di frequenze trasportate sarà differente. Non per niente per microfonare chitarra, voce, batteria e ambiente si usano tutti microfoni diversissimi tra loro!! Dunque la scelta in questo caso è libera, con il monito di non essere troppo avari con la qualità e di acquistare un microfono che sia adatto a noi ‘chitarrai’! Io personalmente sono solito dotarmi di un SM57. Passando al settore alimentazione, oltre ai cavi di cui abbiamo già parlato, è bene portarsi almeno una LNGA PROLUNGA (non si sa mai dove possono stare le prese nei locali) ed una ciabatta con interruttore, possibilmente anch’essa con un cavo di discreta lunghezza (qualche metro sarà più che sufficiente, se poi possiamo attaccarvi la prolunga).

Non dimenticate di portare con voi anche 1-2 riduttori per prese shuko: se gli impianti del locale sono vecchi vi potranno tornare sicuramente utili! Per il settore supporti avremo invece bisogno di: aste, custodie, poggia-strumenti, leggii, etc. Per ognuna di queste cose possiamo usare qualche piccolo espediente per risparmiare qualcosa. Posto che le custodie, per il trasporto dei nostri strumenti, sono assolutamente necessarie (assicuratevi che siano abbastanza imbottite in modo da non danneggiare lo strumento, o rigide!) possiamo risparmiare su ognuno degli altri tre elementi.

Per quanto riguarda le ASTE, solitamente i locali ne sono dotati: vi basterà informarvi da chi di dovere, e se avete a che fare con una vecchia asta che non possiede un poggia-microfono o è difettata, basterà armarsi di qualche minuto di pazienza e di una buona dose di SCOTCH di carta, e se siete stati attenti avrete un supporto stabile per tutta la sera: mi è capitato di doverlo fare più volte in mancanza di aste, e vi assicuro che funziona. Anche sui POGGIA-STRUMENTII si può risparmiare: se non avete in casa una rastrelliera o un poggia-chitarre, e non volete dotarvene perché si tratta di una spesa in più, è possibile lasciare il/i vostri strumenti di riserva nelle custodie in un punto facilmente raggiungibile in caso di necessità. Ad esempio appoggiate dietro ad un testa/cassa di modo che non siano visibili dal fronte palco.

Per il LEGGIO è presto detto: potete usare un po’ d’inventiva per trasformare quello che avete attorno a voi in un efficace supporto per quel che dovete leggere! Potete sistemare la scaletta o una struttura armonica scritta a lettere cubitali sotto le spie, su un palo, o addirittura sul retro della vostra chitarra. Ancora una volta, assicuratevi che sia visibile solamente da voi!

Infine, ricordatevi di spendere qualche soldo per ACCESSORI VARI che possano far fronte a problematiche meccaniche del vostro strumento: qualche brugola, un paio di cacciaviti (almeno uno a stella e uno normale), uno straccio, lo scotch di carta, un nastro adesivo e una muta di corde di riserva. In alcune situazioni potrebbe essere necessario un saldatore, ma si tratta di una soluzione evitabile se avete con voi lo strumento di riserva.

Il consiglio finale che mi sento di dare è di stendere una lista di tutte queste cose (e di altre, se necessario) e seguirla dettagliatamente, per lo meno per le prime volte in cui entrate in contatto con la musica dal vivo, in modo da assicurarsi di avere tutto sotto controllo, e di essere pronti a lanciarsi nel mondo della musica live senza problemi, impedimenti o rimpianti. Da ultimo, una piccola appendice: ricordatevi sempre che di alcune di queste cose è bene avere un ricambio per far fronte a tutte le tipologie di problemi che possono presentarsi sul palco.

Buona musica, e alla prossima!

Lorenzo Mirani

 

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