Il Rack, questo sconosciuto!

Non ho mai capito se succede solo a me, andando ad un qualsiasi concerto, di essere spesso attratto più dalla postazione del fonico di sala (o anche fonico PA cioè “Pubblic Address” – così potete fare i fighi al prossimo concerto –  che si distingue dal fonico di palco) che da quello che succede sul palco.
Certo io sono un pò malato, ma non mi dite che nessuno di voi si è mai chiesto cosa sono tutte quelle lucette che si muovono impazzite nei rack vicino al mixer. Ebbene per chi non se l’è mai chiesto e per chi non si è mai risposto ve lo spiego io.
Quei rack contengono tutta l’elettronica che, insieme al mixer, processa i segnali che arrivano dal palco, e che poi verranno amplificati dai finali di potenza per arrivare alle casse dirette sul pubblico.


La stessa strumentazione è utilizzata anche per modellare il suono del palco, ma qui troveremo anche rack di soli ricevitori per radiomicrofoni, che si riconoscono ad occhio perchè da questi partono almeno due antenne di solito fatte a P (direzionali).
All’interno di un rack si può trovare principalmente quattro tipi di strumenti: gate, compressori, equalizzatori ed effetti. Se il mixer utilizzato è particolarmente buono questa elettronica può già essere integrata su questo, ma su mixer di fascia media non sarà mai di elevata qualità.
Prima di addentrarci sulla spiegazione dei singoli componenti, voglio fare una breve premessa di carattere tecnico, per capire almeno di chi stiamo parlando.
I segnali elettrici che devono essere processati non possono essere di intensità troppo bassa, perciò non inseriremo mai un microfono direttamente in uno di questi  componenti elettronici. Neanche possiamo pensare di  processare segnali di potenza perchè richiederebbero troppa energia e componenti elettronici con alti valori di resistenza, induttanza, capacitanza e così via. Perciò, facendo riferimento al primo articolo di questa rubrica “La catena audio e i suoi componenti”, non restano che i segnali di linea.
Ebbene si, ora si capisce perchè si sceglie per convenzione un valore medio di 2/3 Volt dopo il primo stadio di amplificazione, proprio perchè in questo stato i
segnali sono facilmente processabili, sia analogicamente (ASP: Analog Signal Processing) che digitalmente (DSP: Digital Signal Processing).

Il GATE serve essenzialmente per eliminare il rumore indesiderato su un canale. Impostata una soglia (trashold) di volume del segnale opportuna in DB, il gate si chiuderà (proprio come un cancello) quando sente arrivare intensità di volume sotto quella soglia. Appena il segnale oltrepassa la soglia si apre e fa passare l’audio.
E’ utilizzato per eliminare i rumori di fondo e i rientri dei canali quando lo strumento a cui è dedicato quel microfono non suona. Si usa prevalentemente su segnali impulsivi (cassa, rullante) poichè su segnali non impulsivi come la voce è facile tagliare quello che non deve essere tagliato.
In versione DUCKER si usa nelle radio per creare l’effetto della musica che si abbassa di volume quando lo speaker parla.

Il COMPRESSORE, o LIMITER nella sua versione più “estrema”, serve a comprimere in volume i segnali, cioè a far si che quando il cantante urla il volume non superi una certa soglia e non faccia sanguinare le orecchie a nessuno, e quando il cantante bisbiglia alza il segnale in modo che sia più udibile. Può essere usato su tutti gli strumenti, ma secondo me nellà musica rock dal vivo è fondamentale sulla voce del cantante. Se questo è particolarmente bravo nell’utilizzo del microfono si può limitare l’utilizzo del compressore.
E’ comunque uno strumento utilizzatissimo nel live sui più svariati strumenti, a discrezione del fonico, e spesso è utilizzato anche sull’uscita master LR del mixer o su gruppi di strumenti assegnati ad un bus, tipo l’intera batteria.
Nel broadcast, cioè nelle trasmissioni televisive, è sempre presente  sull’ uscita master del mixer, settato in modo da mantenere l’audio dentro i parametri di volume (valore RMS del segnale emesso ) imposti per legge.

Gli EQUALIZZATORI servono per lavorare sulle diverse bande di frequenza di ogni singolo segnale assegnato ad un canale del mixer, alte, medio-alte, medio-basse e basse. Questo per evitare una presenza eccessiva di una particolare porzione di frequenze e bilanciare al meglio il segnale generale di uscita. Ad esempio il basso e la batteria tenderanno quasi sempre a sovrapporsi creando fastidiosi eccessi di frequenze medio-basse. Un sapiente utilizzo dell’ equalizzazione può evitare questa cosa.
Principalmente si utilizzano le sezioni di equalizzazione che si trovano sui canali di tutti I mixer, ma quando queste non ci sembrano sufficienti o appropriate, si ricorre ad equalizzatori esterni di migliore qualità.
Una citazione particolare la meritano gli EQUALIZZATORI GRAFICI, che lavorano su bande di frequenza fisse, di solito 16 o 32 bande che coprono tutto lo spettro udibile. Questi sono impiegati nel live per sopprimere quelle frequenze che possono dare fenomeni di feedback.

Gli EFFETTI, infine, sono le macchine che servono per riverberare o dare un  particolare effetto ai suoni tipo flanger o delay. Con l’avvento del digitale il numero e le tipologie di effetti realizzabili sono infiniti.
Se la preamplificazione propria del mixer poi non ci piace nei vari rack potremmo anche trovare dei PREAMPLIFICATORI esterni, che migliorano parecchio la qualità del segnale preamplificato.

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