Il Microfono

Scendendo nel dettaglio analizziamo ora il primo e più delicato stadio della catena audio: la ripresa microfonica. Prima di analizzare i diversi tipi di microfono e come sceglierli a seconda della situazione è doveroso soffermarsi su cosa è il suono e come si propaga.
Chi si interessa un po’ di linguistica sa bene che spesso dall’analisi di una parola si può risalire al suo significato e a tutto il contesto che la contiene. Per questo l’analisi della parola “microfonico” ci porta immediatamente a suddividere il termine in due parti: ”micro” (da micros aggettivo che sta per “piccolo”, “debole”) e ”fonico” (da phonos che sta per “suono”, ”voce”).

Il secondo dei due termini ci rende subito l’idea del campo di interesse in cui ci stiamo muovendo, cioè l’audio, e il primo ci fa capire che stiamo parlando di misure molto piccole. Ma misure di cosa? La risposta è semplice: pressione acustica . Quello che arriva ai nostri orecchi e fa vibrare i nostri timpani non è altro che una variazione rispetto alle condizioni normali (il silenzio) della concentrazione di molecole presenti nell’aria, che viaggia nello spazio con una certa velocità (la velocità del suono) a circa 340 m/s; in due parole l’onda acustica. La grandezza di misura che si usa per l’onda acustica è il Pascal (Pa), ma oggi è utilizzato maggiormente il Sound Pressure Level ritrovato sempre in decibel ( 20 microPa = 1 dbSPL; c130 dbSPL è il livello massimo di sopportazione del nostro timpano).
E’ bene specificare che il suono si propaga in qualsiasi mezzo, solido, liquido o gassoso; e  più il  mezzo è denso di molecole, più si propagherà velocemente. Ad esempio se fossimo immersi in un metallo la propagazione dell’onda sonora sarebbe molto più veloce di quella dell’aria, ma forse avremmo qualche problema di movimento. Anche in acqua l’onda sonora viaggia più velocemente che nell’aria, anche se molte frequenze muoiono presto per la veloce perdita di energia.
Insomma l’aria in cui siamo immersi è un buon compromesso che la natura ci ha dato per veicolare l’ossigeno al nostro apparato respiratorio, ma anche per riuscire a veicolare i suoni ai nostri orecchi e lasciare libertà di movimento al nostro corpo.
A questo punto, sicuri che il suono si propaga, dobbiamo catturarlo per poterlo manipolare nella maniera più opportuna. La manipolazione più importante che si esegue sul suono è sicuramente l’amplificazione per far sentire ad un numero più grande possibile di persone ciò che stiamo dicendo o suonando. La cosa migliore da fare sarebbe trovare un modo per amplificare i suoni senza doverli modificare dalla loro forma originale, cioè la pressione acustica; ma l’unico modo per amplificare la pressione acustica è parlare dentro un cono senza la punta, tecnicamente denominato “tromba”, o mettere le mani a conca intorno alla bocca. Altrimenti costruire teatri apposta fatti per una ottima diffusione sonora, che comunque restano per pochi intimi.
Il progredire della tecnologia ci ha portato a capire che trasformando l’energia acustica in energia elettrica questa può essere facilmente manipolata e poi ritrasformata altrettanto facilmente in energia acustica ad un livello di pressione sonora (leggi volume) molto maggiore. Il microfono non è altro che un circuito elettronico che fa questo, infatti il suo nome completo è trasduttore acustico-elettrico.

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