Registrazione – I Microfoni

Benvenuti alla terza puntata della nostra chiacchierata di home recording. Questa volta ci occuperemo dell’oggetto al quale spetta una grossa fetta di responsabilità all’interno della nostra catena di ripresa audio: il microfono. Se ci pensate un attimo infatti, il microfono serve a convertire un segnale acustico (fisico) in un segnale elettrico. Possiamo dunque facilmente concludere che pur possedendo il miglior amplificatore del mondo con gli effetti e le chitarre più costosi del mercato, se abbiamo un microfono scadente il nostro suono sarà senz’altro di pessima qualità… Infatti ciò che sentiremo nel nostro disco o ciò che sentirà il pubblico del nostro live (in situazioni dove gli ampli siano micorofnati), sarà il nostro suono com’è stato percepito dal microfono e non come lo sentivamo noi mentre stavamo suonando!


Adesso che ci siamo resi conto dell’importanza di questo oggetto, andiamo a vederne i tipi esistenti. Per scegliere il nostro microfono occorre sapere che esistono due tipi di classificazioni: una secondo il meccanismo di funzionamento e una secondo le caratteristiche di percezione del suono a seconda della posizione della fonte nello spazio. La prima prevede la distinzione tra dinamico e a condensatore. Senza entrare troppo nel dettaglio, diciamo che il primo ha una scorza un po’ più dura, per suoni “massicci”, mentre il secondo è il classico microfono da voce che vediamo nelle riprese negli studi, che è più delicato e capta persino i sospiri e necessita di un’alimentazione esterna (la famosa phantom a 48V)… Per quanto riguarda invece la seconda classificazione, abbiamo microfoni: omnidirezionali (che percepiscono suoni provenienti da qualunque direzione), cardioidi – super cardioidi – iper cardioidi o unidirezionali (tutte varianti sul tema comunque accomunate dall’essere estremamente sensibili davanti) e bidirezionali (sensibili davanti e dietro, non lateralmente). Nella figura ci possiamo rendere conto graficamente delle differenze.

I tipi di microfono secondo il loro diagramma

Altre caratteristiche da ricordare di un microfono sono:
•    La risposta in frequenza, che dovrebbe essere il più possibile regolare (piatta). A prescindere da usi particolari, i microfoni usati nella musica dovrebbero essere quanto piú lineari possibile, e comunque non avere variazioni di livello di uscita superiori a 3 dB nella banda di frequenza comprese fra 30 e 20000 Hz.

La sensibilità, che è il rapporto fra ampiezza del segnale elettrico uscente dal microfono e ampiezza del segnale acustico, cioè una sorta di rendimento del microfono (di solito espressa in mV/µbar – milliVolt per microbar).

La massima pressione acustica o pressione acustica limite, espressa in dB, critica per la registrazione di strumenti in grado di produrre suoni di grande intensità, come gli strumenti a percussione.
Ma veniamo al dunque: ogni strumento, a seconda poi del suono che vogliamo ottenere, ha il microfono che fa al caso suo. E qui scatta la solita domanda: “ma i miliardi per comprare diciottomila microfoni chi me li da???”. E la solita risposta: “si può spendere poco e far bene lo stesso!”. Diciamo che con due microfoni per iniziare ce la possiamo cavare benissimo. Intanto ci potremmo prendere, ad esempio, un bell’Sm57 che va bene un po’ per tutto e poi ci compriamo magari un bel microfono a condensatore a diagramma variabile, tipo un Rode NT-2A. Con questi microfoni già siamo a posto.  Ricordatevi che questi sono solo consigli per cercare di farvi spendere poco (e bene!), derivanti dall’esperienza diretta del sottoscritto e non vuol dire che siano oro colato e che corrispondano in assoluto al miglior rapporto qualità/prezzo del mondo! Poi in queste cose c’è sempre la componente gusto personale…
L’Sm57 ci servirà per riprendere percussioni, amplificatori da chitarra (e perché no, da basso), flauti, violini, fisarmoniche e tutti quegli strumenti che “sparano un po’ di più”. Ricordiamoci che è un cardioide bello tosto e quindi va sempre messo di fronte alla fonte sonora, perpendicolarmente al piano del diffusore, in modo che sia ben investito dalla nostra “onda” sonora.

Lo Shure SM-57

Con il Rode possiamo riprendere tutte quelle fonti più “deboli” come voci, strumenti acustici (chitarre e bassi acustici principalmente) di cui vogliamo apprezzare magari, oltre al suono diretto, anche gli effetti relativi alla stanza nella quale si trovano. Da ricordare che questo tipo di microfoni, ci mette solitamente a disposizone: un tasto per attenuare la potenza (se abbiamo a che fare con fonti robuste che potrebbero danneggiare il delicato meccanismo del nostro microfono), uno per cambiare il diagramma (teniamo presente che il microfono “sente” dov’è più “ciccione” il grafico) ed uno per inserire dei filtri così da abbattere certe frequenze.

Il Rode NT-2A

Forti di tutto ciò e consci del fatto che, come al solito, i nostri amici batteristi hanno bisogno di set di microfoni dedicati, possiamo iniziare a fare le nostre riprese, magari iniziando a sperimentare. Vi lascio con uno spunto: provate ad acquisire 3 segnali dalla vostra chitarra acustica: quello del pick-up attraverso la normale uscita jack, uno piazzando il vostro microfono a condensatore sul corpo della vostra bella acustica, magari nella parte inferiore e un microfono cardioide puntato verso le corde e messo ad una piccola distanza da esse, nella parte di congiunzione tra corpo e manico. Mescolate poi a piacimento i vari suoni agendo sui singoli volumi e avrete un ottimo risultato!

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Un pensiero su “Registrazione – I Microfoni

  1. Ciao! Potete far girare? Questo è il video di una nuova band tutta italiana, loro sono i FourONE! 😉
    Se vi piacciono, poi, potete seguirli su Facebook, Twitter e Youtube

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